» Parrocchia Santi Pietro e Paolo

 Parrocchia Santi Pietro e Paolo

 

Carissimi fratelli e amici in Cristo, io e il diacono Domenico desideriamo ringraziare il Signore che nella sua provvidenza ci ha messo sul cammino di questa chiesa e di questa nuova comunità parrocchiale dedicata ai santi Pietro e Paolo. Un ringraziamento doveroso desideriamo indirizzarlo a chi ha voluto questa Chiesa e si è impegnato a portarla a termine; la Diocesi e in particolare il Vescovo per l’investimento economico, di tempo e fatiche che stanno a testimoniare l’attenzione del pastore affinchè il popolo di Dio abbia spazi opportuni per la celebrazione dell’Eucaristia e la preghiera; luoghi dove maturare una spiritualità della comunione per formare le persone, per conoscersi e trasmettere la fede; laboratorio di fede e carità per ricomporre quella divisione che il Vaticano II sottolineava come uno dei grandi mali del nostro tempo: la separazione fede-vita. Ringrazio don Quirino che da più di trent’anni è stato parroco anche di questo territorio per la cura pastorale in questi anni di cambiamenti profondi. Lo ringrazio per la sua accoglienza, la sua schiettezza e per tanti arredi di questa chiesa acquistati attraverso la generosità di molti parrocchiani.
 

Siamo chiamati ad essere buoni amministratori. Il valore di questo immobile deve aiutarci a ricordare il valore umano, ben più grande, che sono le persone che ci stanno dentro, che qui entreranno.
Per la nostra “comunità sacerdotale Familiaris Consortio” questa parrocchia rappresenta la prima esperienza missionaria fuori dalla Diocesi di Reggio Emilia, dov’è nata e cresciuta. Siete stati, senza saperlo, per tanti anni al centro di un nostro grande desiderio: abbiamo incontrato il Signore attraverso la comunione e così desideriamo farlo conoscere. La Chiesa è un’autentica famiglia, intendiamo il nostro ministero sacerdotale come servizio all’unica famiglia di Dio assieme alle vocazioni che Egli suscita per l’edificazione della sua casa.
Siamo convinti che questo desiderio sia stato il Signore a mettercelo nel cuore e a questo ci ha preparati. Ringrazio in particolare il nostro responsabile, don Luca Ferrari, che in questi anni ci ha educati alla responsabilità dei doni che il Signore ci affida per il bene di tanti, in particolare a partire dalla famiglia.
Per questo vorrei che prendessimo sul serio i desideri che Lui ci mette nel cuore, che ce li comunicassimo, li mettessimo nella preghiera davanti a Lui e a sua madre Maria. Abbiamo dovuto aspettare tempo prima che questo si concretizzasse nella richiesta del Vescovo Gino al nostro vescovo Massimo. Ma è proprio attraverso la purificazione dei desideri che il Signore ci educa perché impariamo a fare la sua volontà di amore, ad aver fiducia anche quando tutto tace, a rivedere il modo di attuazione a non abbatterci quando i tempi non sono quelli che noi avevamo previsto. Abbiamo ascoltato cosa dice il Signore nella prima lettura: “le mie vie non sono le vostre vie, i miei pensieri non sono i vostri pensieri”. Non lo dice per farci scoraggiare ma perché vuole allargare la nostra capacità di bene perché sia secondo il suo cuore e si apra a prospettive che sono più grandi di noi.
Senza questa presa sulla vita, senza questa disponibilità si diventa inadatti per la nuova evangelizzazione che ci chiede di rimanere sempre in ascolto di quella santità che lo Spirito vuole operare perché il volto di Cristo risplenda nel volto della sua sposa, la Chiesa. Per questo è necessaria –come diceva san Giovanni Paolo II “una vera e propria pedagogia della santità, che sia capace di adattarsi ai ritmi delle singole persone. Essa – continuava- dovrà integrare le ricchezze della proposta rivolta a tutti con le forme tradizionali di aiuto personale e di gruppo e con forme più recenti offerte nelle associazioni e nei movimenti riconosciuti dalla Chiesa”.
Ci sono sicuramente tante persone di fede, e molti in ricerca, magari inconsapevole del Dio vicino, che desideriamo conoscere e con cui vogliamo collaborare; la sfida che ci attende è quella di essere e fare comunità? Il nostro fondatore, don Pietro Margini, diceva che per formare una comunità ci vuole una vita. Non sappiamo quanto rimarremo in questo luogo, ma l’aspirazione del cuore è quella di tutta la vita.
Ci troviamo di fronte ad una chiesa desiderata da tanto tempo, con non pochi travagli e fatiche; arriva una comunità sacerdotale da 500 km di distanza: non ci conosciamo. Ma, proprio questa, è l’occasione per poterci guardare e vedere le cose belle, quando ci si vede da una certa distanza si può mettere a fuoco bene l’immagine e gustarla nell’insieme. Certo si perdono i particolari ma si può vedere il tutto. Così emergono le cose belle e dobbiamo dircele; non è un’operazione di facciata ma per amore della verità, per onorare il Signore che in voi e in noi ha fatto e compie cose belle e queste sono sempre più importanti dei nostri giudizi o pregiudizi. Poi camminando insieme, avvicinandoci, noteremo anche i difetti, i limiti, le rughe… Ma, a quel momento, queste non ci scandalizzeranno se sapremo vivere bene questo momento di grazia, perché l’inizio è sempre un miracolo come quando inizia la vita. La vita di una persona come di una comunità è sempre un bel dono di Dio da accogliere, custodire, curare. Non vorremo perciò dimenticare mai la gioia di questo giorno.
Lasciamo che questa grazia scorra, lasciamo che il Signore possa sorprenderci: la storia della salvezza ci insegna che proprio quando tutto sembrava perduto, tutto rinasceva “Non ricordate più le cose passate, non pensate più alle cose antiche! Ecco, io faccio una cosa nuova: proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?” (Is 43,18-19). Il progetto divino passa sempre dentro l’umano travaglio perché possa risplendere che l’opera è Sua prima che nostra è per la sua gloria e non per la nostra.
Uno dei primi compiti del parroco, mi hanno detto, è quello di curare bene l’inventario: i beni immobili e mobili da catalogare con cura. Cercheremo di farlo insieme, ma la cosa che ritengo più importante è quella di mettere a fuoco i doni di fede e di umanità che il Signore ha messo nel cuore di ciascuno perché questo è il patrimonio più importante e ricco da far fruttare per la nuova evangelizzazione che attende la generosità di ciascuno: il Signore ama chi dona con gioia.
Cosa faremo? Chi mi chiedeva: cosa fate, come sono i giovani, che tradizioni hanno… non sapevo dare altra risposta che “non lo so. Mò vedremo”. Vorrei che ci lasciassimo condurre e ci mettessimo in ascolto dello Spirito perché è Lui che chiama, è Lui che ci indica il cammino fecondo, è Lui che fa dell’umano uno spazio sacramentale dove ancora oggi possiamo fare l’esperienza dei primi discepoli e apostoli come Pietro e Paolo. Non c’è altra strada che quella di ripartire da Cristo (NMI) attraverso l’Eucaristia celebrata e adorata, la preghiera e l’ascolto orante della sua parola, il sacramento della confessione, la testimonianza dei santi. Questo perché è Cristo che ci unisce, senza rivalità o compromessi, è dalla sua morte e risurrezione che siamo strappati all’egoismo che ci isola e ridonati all’amore che ci fa essere in comunione, un cuor solo e un’anima sola.
Siamo nel tempo della “nuova evangelizzazione”. Per questo vogliamo invocare una nuova Pentecoste perché lo Spirito scenda abbondante, già da questa sera, su ciascuno di noi e ci doni il coraggio di credere in Gesù. Il coraggio non solo di riunirci attorno a Lui e aprire il nostro cuore, ma di chiamare fin da subito le persone a partecipare all’Eucaristia, a pregare insieme, ad una catechesi, ad un momento di adorazione, ad accostarsi al sacramento della Confessione (approfittiamo della grazia degli inizi “vieni a vedere, è nuovo è tutto bello”). Crediamo nella potenza di Dio che opera dentro i suoi sacramenti, nella sua Parola che suscita in noi la risposta della fede. Nello stesso tempo questo invitare dovrà tradursi in un prendersi a cuore, nel pregare e fare penitenza perché il Signore possa guadagnare i fratelli a Cristo. Per fare questo è necessario prenderci a cuore le loro domande, le attese, le speranze, il loro desiderio di essere amati e di amare, le loro delusioni.. perché, assieme a loro, possiamo sempre di nuovo riscoprire l’eterna novità di Cristo. Lui è l’interlocutore adeguato del cuore umano, anche di quello più ferito o disincantato dalla vita.
È Gesù che ha sedotto il mio cuore; se sono qui è grazie a Lui, che ho incontrato quale interlocutore adeguato a tutte le mie domande, a tutti i miei desideri, dubbi e perplessità. Di fronte a Lui mi sono sentito sempre libero, come di fronte a uno che mi diceva: “mettimi pure alla prova, io non voglio censurare nulla delle domande che abitano il tuo cuore, delle paure che ti bloccano, io non ho paura di nulla”.


 

LITURGIA DEL GIORNO

INFORMATIVA SUI COOKIES

ORARI SANTE MESSA

Dal LUNEDI' al SABATO
Ore 18,30

DOMENICA
Ore 11,00 - 18,30

ORARIO SEGRETERIA


Mercoledì - Venerdì dalle ore 9,30 alle ore 12,30

ACCOGLIENZA

Da Lunedì al Sabato

dalle ore 9,30- alle ore 12; dalle ore 16 - alle ore 18

COLLOQUI CON IL PARROCCO

Martedì
dalle ore 16 alle ore 18

Mercoledì
dalle ore 9,30 alle ore 12,30

CONFESSIONI

SABATO
Ore 17:00 - 19:00

DOMENICA
Ore 10:00 - 11:00